La FISAC sostiene il CIAI
Eccovi il diario di viaggio di una volontaria che ha visitato un progetto realizzato anche con il contributo della FISAC di Torino

Diario di viaggio.

Giovedì 29 Maggio 2008.
Torno a Phnom Penh dopo un paio di anni dall’ultima visita. La città è decisamente cambiata: tanti nuovi negozi, un mucchio di cantieri, ristoranti e locali molto eleganti e raffinati. Ma pochi sono i cambogiani che possono permettersi di frequentarli.
Solo il traffico è rimasto caotico come sempre ma adesso ci sono molti meno motorini e molte più auto, così gli ingorghi sono ancora più frequenti.
Ho finalmente occasione di visitare di persona una delle scuole interessate dal progetto Child Friendly School: me ne hanno tanto parlato, e in termini veramente entusiastici, di questo progetto ma, confesso, non ho ancora ben compreso come venga svolto il lavoro e, soprattutto, che risultati se ne possano trarre.
Ci allontaniamo dalla città, il traffico diminuisce, le strade si riempiono di buche. Ormai siamo in periferia. La macchina sterza bruscamente e ci infiliamo nel cortile di una scuola. Il classico cortile di una struttura scolastica cambogiana: le costruzioni di fronte all’ingresso e sui due lati; la bandiera che sventola al centro del cortile.
Eppure, fin dalla prima impressione, c’è qualche cosa di diverso. Ma certo, ci sono dei giochi, nel cortile, e bambini che corrono, ridono, giocano. Il tutto, poi, avviene incredibilmente sotto gli occhi di insegnanti e direttore, che sembrano loro stessi divertirsi. È vero, sono arrivata nel momento della ricreazione, ma non mi sembrava fosse così, nelle altre scuole.
Poi entriamo nelle classi. I bambini sono attivissimi, sparpagliati per tutta la classe, lavorano intensamente in piccoli gruppi. L’insegnante si aggira fra i banchi, svolge un ruolo di guida, di facilitatore, non più di severo guardiano dietro la cattedra.
Le pareti delle classi sono piene di disegni e tabelloni dedicati alle diverse materie: tutto creato e realizzato dai bambini stessi. Anche gli armadietti nelle singole classi sono pieni di lavori e materiale e tutto ha un’aria molto vissuta. Persino dal soffitto pendono delle originali figure in carta che si riferiscono a non so più quale lavoro realizzato da scolari ed insegnanti.
Eccolo qui il risultato tangibile e “vivo” del progetto Child Friendly School.
Grazie ad esso in 40 scuole primarie delle provincie di Phnom Penh e Kampong Cham quasi 40.000 bambini (e più della metà sono femmine) hanno potuto contare su insegnanti (almeno 500, di cui 266 femmine) formati appositamente secondo direttive “child friendly” cioè amiche dei bambini, basate sullo sviluppo di un approccio basato sui diritti e partecipativo che promuova l’inclusione, la sensibilità e l’equità di genere.
Una volta formati i funzionari ministeriali, si è passati agli insegnanti e, da questi, si è arrivati ai bambini e alle bambine che possono ora frequentare scuole veramente in grado di formarli come cittadini consapevoli dei propri diritti, sensibili alle tematiche della convivenza civile, allo sviluppo del loro Paese. Le strutture più fatiscenti e inadeguate sono state migliorate, è stato acquistato il materiale scolastico e per i laboratori. Con le giornate dedicate al Simulation Market i bambini imparano il valore degli scambi commerciali e si avvicinano alle diverse attività artigianali che potrebbe, in futuro, rappresentare per loro un valido sbocco lavorativo.
Che dire, in poco tempo l’accesso e la frequenza scolastica sono migliorati e gli abbandoni diminuiti sensibilmente. Attraverso le Borse di Studio che abbiamo istituito anche i bambini delle classi meno agiate possono frequentare la scuola. E anche le comunità locali sono state coinvolte: i genitori partecipano ad incontri su tematiche importanti come quelle legate all’ambiente, all’Aids, all’igiene, alla sanità.
Senz’altro un progetto da continuare a sostenere, un progetto da replicare.

Donatella Ceralli

PARTE 1

PARTE 2